La solitudine dell’essere primi solo in Italia

Massimiliano Allegri, al termine di Juventus-Real Madrid, ha twittato: “Nello sport e nella vita c’è chi dimostra di essere più bravo: lo si applaude, e si continua a lavorare per diventare come lui“. Nulla da eccepire se si trattasse di atletica leggera, di pugilato, di scherma, dove tutto è basato su forza mentale e fisica con tutte le implicazioni del caso. L’allenatore della Juve sa molto bene che oggi per la sua squadra raggiungere il livello di Real, Barça, Bayern Monaco, Manchester City è praticamente impossibile. Oggi i bianconeri dettano legge in Italia così come le squadre citate dettano legge in Europa. Le eccezioni sono rare (Atletico Madrid o Borussia Dortmund). Le motivazioni non sono difficili da intuire: i club che hanno maggior esperienza ed impatto internazionale, un budget più elevato, una storia fatta di trionfi in ambito nazionale ed europeo, l’abitudine ad essere presente su certi palcoscenici, possono permettersi campionissimi che fanno la differenza. Cuadrado e Douglas Costa in Italia sembrano campionissimi quando subentrano dalla panchina. In Europa, no. Nessuno si accorge della differenza. Nei top team di Champions fatico a trovare un calciatore della Juventus che possa essere titolare e scalzare uno solo dello starting eleven. Tornando al tweet, Allegri sa benissimo che la Juventus potrà diventare un giorno come il Real Madrid quando il suo club quintuplicherà il fatturato, quando vincerà una decina di Champions, quando al mercato non arriveranno solo calciatori che nel resto dei top team europei farebbero panchina. Oggi, la Juventus può permettersi questo ed è già molto più di quanto possono permettersi gli altri club di Serie A. Se il nostro campionato resta aperto è solo merito del Napoli, che sta riuscendo – a fronte di un grande gap in termini economici e di strutture – a contendere lo Scudetto a chi negli ultimi sei anni ha vinto senza patemi d’animo. E lo fa cercando di portare avanti un’idea di gioco tanto innovativa quanto rivoluzionaria per il nostro modo di intendere calcio. Non ci vuole molto a capirlo, basta un pizzico di onestà intellettuale.

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